Mercenario in azione

Professione mercenario (parte 1)

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I rapporti di forza a livello planetario si stanno velocemente ridefinendo. Intanto l’Unione Europea, costretta a riposizionare il proprio ruolo messo in dubbio dai nuovi equilibri, cerca di trovare una soluzione all’annoso problema della mancanza di un esercito comune, setacciando faticosamente le risorse finanziarie necessarie per aumentare la spesa militare finalizzata a garantire la propria sicurezza. In questo turbolento contesto c’è una realtà che sta prosperando in tutto il mondo: la professione del mercenario. Pur non essendoci cifre precise, si stima che il giro d’affari globale riguardante i professionisti della guerra si aggiri attorno ai 400miliardi di dollari. Non poco.

Forse non sarà il mestiere più antico del mondo, ma il secondo posto se la gioca di sicuro. Fare la guerra per un paese che non è il proprio in cambio di denaro, questa in soldoni è la definizione di mercenario. Con una postilla importante: il suo salario deve essere superiore a quello percepito dai membri dell’esercito regolare. A prima vista un’operazione antieconomica per gli Stati che se ne servono. In realtà il numero di mercenari (o contractor, come vengono chiamati con un termine più “professionale”) è andato aumentando negli ultimi anni. Uno sviluppo pari all’aumento della vendita di armi e dei conflitti, che quest’anno sono ben 56, il numero più alto dalla Seconda Guerra mondiale. C’è chi parla di una “terza guerra mondiale a pezzi”. Esiste un vivace dibattito sulla definizione stessa di mercenario, soprattutto alla luce delle nuove figure professionali apparse in ambito bellico. Ad esempio Giampiero Spinelli, nella sua autobiografia nella quale ripercorre le sue esperienze da contractor, traccia una netta linea divisoria tra mercenario e contractor. Un racconto, il suo, che se non altro mette in luce l’imponente varietà di figure professionali presenti sugli scenari di guerra.

Mercenari in azione

Le cause del successo

Le cause di questo ritorno di fiamma per il mercenariato sono di varia natura. Il parziale smantellamento dell’apparato militare in numerose nazioni occidentali ha immesso sul mercato un gran quantità di manodopera più o meno specializzata. Una sorta di esternalizzazione dei servizi compiuti in passato dagli eserciti nazionali, con due effetti collaterali piuttosto interessanti per gli Stati in guerra: da un lato i mercenari possono occuparsi di “operazioni critiche” (compiendo abusi di ogni genere, dalle torture agli stupri) con la quasi garanzia dell’impunità. D’altro lato ad uno Stato i mercenari costano meno rispetto ai soldati regolari. E non da ultimo vi è anche un risvolto sociale non da poco: di fronte all’opinione pubblica è più accettabile perdere sul campo di battaglia dei professionisti della guerra piuttosto che dei militari di leva. La sicurezza nazionale viene trasformata in merce che si può acquistare sul florido mercato delle agenzie private specializzate, che hanno iniziato a proliferare dagli anni ’90, alla fine della Guerra Fredda. Agenzie che oltretutto hanno tutto l’interesse a far durare il più possibile i conflitti, diffondendoli anche in regioni limitrofe.

Mercenario in pausa

Le basi legali

Ma fino a che punto è regolamentato l’uso di queste truppe specializzate a pagamento? La situazione è in realtà molto frastagliata. E’ vero che sono stati fatti alcuni tentativi di regolamentare l’attività mercenaria. a cominciare dalla “Convenzione internazionale contro il reclutamento, impiego, finanziamento e addestramento dei mercenari”, votato dall’ONU nel 1989. La critica nei confronti di questo strumento è che la sua definizione di attività mercenaria non prende in considerazione tutte le categorie esistenti, e che da allora si sono ulteriormente sviluppate, ad esempio quella delle CMP (Compagnie Militari Private).

Vi è poi il Documento di Montreux, nato su iniziativa di governo svizzero Croce Rossa internazionale nel 2008, che però ha la grossa lacuna di non essere vincolante. Infine esiste anche un Codice di condotta internazionale per i fornitori di servizi di sicurezza privata, attraverso il quale le società che offrono questi servizi si impegnano a rispettare il diritto umanitario proteggendo al contempo gli interessi dei loro clienti. E’ facile immaginare quanto possa essere complesso verificare nei vari teatri di guerra fino a che punto i mercenari assunti rispettino le regole. Anche per questo l’uso di mercenari risulta una soluzione più semplice per gli Stati che li assumono. Insomma, sul fronte normativo e di controllo c’è ancora parecchio lavoro da fare. Ciò che rende l’impiego di mercenari ulteriormente conveniente.

Esistono però anche degli aspetti di rischio per i datori di lavoro di questi soldati specializzati. Nel corso degli anni la forza economica e militare, e quindi la pericolosità di questi gruppi è aumentata tanto da diventare una minaccia per gli stessi “datori di lavoro”. Ne parleremo nel prossimo contributo.


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