Nel conflitto russo-ucraino, iniziato in realtà nel 2014, e sviluppatosi ulteriormente in scontro aperto dal 2022 con l’invasione russa, due raggruppamenti militari, uno per parte, hanno fatto molto parlare di sé.
I russi: il gruppo Wagner
Il 23 agosto 2023 a Kuzhenkino, a 300 km da Mosca , un jet privato con una decina di passeggeri a bordo si schiantava al suolo. A bordo fra gli altri anche il proprietario del jet, Evgeny Prigozhin, capo del gruppo paramilitare russo Wagner. Una morte apparsa subito sospetta, dato che esattamente un paio di mesi prima, il 23 giugno 2023, lo stesso Prigozhin si era reso protagonista di una clamorosa insurrezione contro i vertici militari di Mosca. A capo di 25mila miliziani, Prigozhin era entrato nella città russa di Rostov sul Don, e da lì aveva iniziato una marcia, dal forte sapore di golpe contro Putin, in direzione di Mosca. Salvo poi fermarsi a 200 km dalla capitale, anche grazie all’intermediazione del presidente bielorusso Alexander Lukashenko. I termini della mediazione non sono mai stati chiari.
A quanto era trapelato sui quotidiani di allora, Prigozhin aveva chiesto che i suoi mercenari potessero entrare ufficialmente a far parte dell’esercito regolare russo. Più volte nei giorni precedenti aveva espresso pesanti critiche contro l’élite militare, segno di una feroce guerra intestina all’interno delle stesse forze combattenti russe. Sta di fatto che i paramilitari non hanno per nulla accettato la rinuncia del loro leader di portare a termine ciò che aveva minacciato. L’ospitalità di Lukashenko, che ha accolto sia Prigozhin che una parte delle sue milizie, ha posto fine alla rivolta. Da parte di Putin è stato anche offerta la possibilità, a chi lo voleva, di firmare contratti con il Ministero della Difesa russo.

Il gruppo Wagner è stata l’organizzazione più grande e potente al servizio di Vladimir Putin. Un ottimo reportage realizzato grazie a 2.500 documenti hackerati direttamente dai server dell’oligarca russo, porta alla luce gli intensi interessi collegati a Prigozhin e alle sue milizie. Balzata alle cronache nella guerra del Donbass, dove aveva combattuto nel 2014-2015 a sostegno delle forze separatiste russofile in Ucraina, Wagner ha poi prestato i suoi servizi in parecchi conflitti africani, come le guerre civili in Libia e Siria, nella Repubblica Centraficana e in Mali. In Africa ha spesso offerto aiuti ai regimi in cambio di contratti di estrazione di diamanti e oro a favore di società russe.
Esistono rapporti dell’ONU che parlano di crimini di guerra nelle aree in cui ha operato. Un numero elevato di operazioni che hanno contribuito a rendere il gruppo paramilitare sempre più ricco e potente. C’è da notare che le compagnie militari private sono tuttora illegali in Russia, ma la loro massiccia partecipazione al conflitto ucraino ha fatto sì che il governo russo le legittimasse con il termine di “distaccamenti di volontari”. Un ulteriore esempio della velata ipocrisia che circonda questi gruppi armati.
Se da parte russa è stato il gruppo Wagner a conquistarsi il palcoscenico, da parte ucraina la brigata Azov non ha mancato di far discutere.

Gli ucraini: la brigata Azov
Quella che è universalmente conosciuta come Brigata Azov, in realtà nasce come Battaglione. E’ il febbraio 2014, e nel Donbas è appena scoppiata la guerra tra le forze separatiste, sostenute dalla Russia, e quelle governative ucraine.
Attorno ad un militare e politico suprematista bianco, Andrij Bilecky, che ne diviene il primo comandante, si forma un’unità paramilitare di volontari di orientamento neonazista. A novembre del 2014 viene inquadrata nella Guardia nazionale dell’Ucraina, pur essendo accusata dall’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani, da Human Rights Watch e dll’OSCE di aver compiuto crimini di guerra e torture. Assume il nome di Reggimento Azov, e diventa, dal 2015 al 2022, un Distaccamento autonomo per operazione speciali.
Nelle prime fasi dell’invasione russa in Ucraina, nel 2022, è soprattutto attiva nella battaglia di Mariupol fino alla resa proclamata dal governo ucraino. In seguito a ciò, molti sono catturati dalle truppe russe.
Tra la fine del 2022 e i primi mesi del 2023 si riorganizza e diventa brigata, più esattamente la “12a Brigata della Guardia nazionale ucraina”.

L’ideologia neonazista, presente fin dalla nascita del gruppo paramilitare, è stata più volte sottolineata dai russi, tanto che Putin stesso l’ha indicato come una delle ragioni dell’invasione. Il passaggio da unità di volontari a reparto militare regolare ha comportato una serie di esami e di procedure di ammissione a quelle del resto dei corpi dell’esercito. Nel giugno dello scorso anno gli Stati Uniti hanno annullato il divieto imposto al gruppo paramilitare, che risaliva al 2014, di utilizzare armi americane. Secondo la “Leahy Law” infatti gli USA non forniscono materiale e assistenza a reparti militari stranieri responsabili di violazioni dei diritti umani. Ciò ha contribuito a togliere in parte la fama di derive naziste al gruppo armato ucraino. Un interessante e breve approfondimento su Azov e nazismo si può leggere qui
Tra la fine del 2024 e l’inizio di quest’anno, a causa della continua difficoltà a trovare nuovi combattenti da impiegare al fronte, la brigata Azov ha iniziato un’ulteriore trasformazione: la formazione di un battaglione internazionale. Con un appello a tutte le reclute che parlino inglese, oltre ad avere una buona esperienza militare, i comandanti della Brigata sperano di poter mantenere un numero sufficiente di combattenti per resistere alle truppe russe. Sempre ammesso che gli ultimi sviluppi sul piano internazionale, con le clamorose mosse del presidente americano Trump, non rendano del tutto inutili questi sforzi.


