Gironzolando per i mari del mondo, il Veliero si è imbattuto più volte in una nuova battaglia che vede coinvolto un numero crescente di persone. Fortunatamente, verrebbe da dire, perché il problema riveste un’importanza generale. In realtà di “salmoni zombie” se ne sta parlando da tempo, anche perché la questione degli allevamenti intensivi sta diventando sempre più allarmante. Il fronte del no più deciso sembra arrivare dalla piccola ma volitiva Islanda, dove si è formato un fronte di protesta che vede impegnati anche cantanti famose come Björk e Rosalia, in grado di rallentare quanto meno la crescita dello sfruttamento di questa specie ittica.
Allevamenti intensivi in mare aperto
Ma andiamo ai fatti. Negli ultimi anni il salmone ha invaso le tavole di tutto il mondo, non solo quelle dedicate al sushi. Il costo relativamente basso e la grande abbondanza di materia prima ne ha favorito la diffusione. Da un lato ciò ha portato ad una significativa diminuzione della popolazione di salmoni selvaggi, d’altro lato ad un aumento vertiginoso degli allevamenti.
Gli allevamenti di salmoni sono formati da vasche circolari in mare aperto, contenenti centinaia di individui, costretti a vivere in condizioni degradanti, minacciati dal poco spazio a disposizione e dal pericolo di malattie e continuo stress cui sono sottoposti.

Lo scempio dei salmoni zombie
Hanno fatto il giro del mondo le immagini dei salmoni privi di occhi, ricoperti di lesioni o di mutilazioni a causa di infezioni o predazioni. Salmoni allevati in Scozia, ma anche in Norvegia, Cile, e, appunto, Islanda.
Oltre al degrado della qualità di vita degli animali, a preoccupare è anche l’impatto ambientale. La concentrazione di salmoni porta ad un aumento esponenziale di deiezioni, cui si aggiunge l’uso massiccio di antibiotici e antiparassitari, e al rilascio di mangimi spesso non assunti del tutto dai salmoni, e che quindi si depositano sul fondo. Chi ha mai avuto un acquario sa di cosa si tratta. In ambiente naturale le conseguenze per i fondali e per i loro abitanti sono pesanti.
Dato che a volte i salmoni allevati riescono a fuggire dalle loro prigioni e a disperdersi in mare aperto, a preoccupare è anche il rischio di ibridazione con i salmoni selvaggi. Si calcola che dal 1970 ad oggi di questi ultimi nell’Atlantico ne siano rimasti solo il 25%. Anche l’industria cinematografica si è occupata degli aspetti più critici di questa industria multimilionaria. Per chi fosse interessato invitiamo a vedere la miniserie Netflix “Billionaire Island”, presente sulla piattaforma proprio in questi giorni.

A decidere la sorte di questo magnifico pesce siamo comunque ancora una volta noi consumatori. Diminuire il consumo di salmoni sarebbe un aiuto importante e decisivo per la salvaguardia della specie. Anche perché le proteine animali possono essere facilmente sostituitre dalle proteine vegetali, presenti in grande abbondanza in tutti i supermercati.
Approfondimento: https://ultimabozza.it/linvasione-degli-zombie-il-caso-dei-salmoni-islandesi/


