E ora?

Condividi

Immagine realizzata con AI@Google Gemini

Da qualche tempo la realtà internazionale mi ha ammutolito. Osservo e taccio. Nella mia mente si alternano momenti di ipotetica comprensione ad altri di smarrimento. I déjà vu si alternano al surreale. E al termine di ogni vicenda mi chiedo: e ora? 

Prendiamo quest’ultima settimana, che ha visto Israele  bombardare senza sosta l’Iran e le sue strutture nucleari, con puntuali risposte del regime degli ayatollah, in un ping pong missilistico continuo, con una rapida ma decisiva apparizione finale degli USA. Ebbene, il motivo per giustificare l’aggressione armata contro l’Iran ha ricordato a molti quello usato per invadere l’Irak di Saddam Hussein, nel 2003: i nemici (Irak allora, Iran oggi) hanno armi di distruzione di massa, sono pericolosi, e quindi vanno resi innocui. Nel caso dell’Irak si è poi dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che l’accusa era falsa, come è probabilmente falsa la notizia che a brevissimo l’Iran stesse per dotarsi dell’arma nucleare. 

President Donald J. Trump and Vice President Mike Pence participate in an expanded bilateral meeting with Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu Monday, Jan. 27, 2020, in the Oval Office of the White House. (Official White House Photo by D. Myles Cullen)

Pensieri bizzarri

E allora iniziano a frullare pensieri bizzarri. E’ curioso notare che in tutt’e due le vicende  le cause scatenanti della crisi sono legate ad un insuccesso del sistema di sicurezza interno. Americano nel 2001 (11 settembre), israeliano nel 2023 (7 ottobre). Quasi uno schema, verrebbe da dire. Ma sono solo congetture da complottista.

In realtà in ambedue i casi si è semplicemente trattato di un conflitto per il controllo geopolitico della zona e delle sue risorse. E Israele, di conseguenza gli Stati Uniti, sono usciti evidentemente rafforzati da ambedue le guerre.

Ma l’aspetto che mi sta più colpendo è lo stile con cui Netanyahu e Trump stanno portando avanti le loro operazioni di conquista. Sembra di assistere ad un film su lotte intestine fra gang nei quartieri di una qualsiasi grande città (“I guerrieri della notte”, “Gangs of New York”, “West Side Story”, esagero?).


Foto di Markus Spiske @Unsplash

“Prima la forza e poi la pace”

La forza, anzi la violenza anzitutto. Il diritto internazionale non esiste più, esistono solo le strategie stile mafioso ed il perverso gioco di squadra fra gli attori principali. Donald the boss si occupa di preparare la situazione internazionale (accordi con la Russia, forse con la Cina, con l’Europa non ce n’è bisogno perché per lui non vale granché), mentre Bibi il sionista si occupa di allargare i confini fisici e politici di Israele (”la grande Israele”) a scapito di chiunque gli si metta in mezzo. Fatto fuori l’Irak a suo tempo, messo a tacere l’Iran ora,  compresi i vari proxy, con la Turchia la situazione è abbastanza tranquilla, per ora).

Ambedue, anche se in misura diversa, sono confrontati ad un’importante opposizione interna al loro paese, che se da noi è poco sentita è solo per la censura che impera in questo momento in buona parte dell’Occidente, che dal punto di vista mediatico è pesantemente schiacciato su posizioni filoamericane. I successi a livello internazionale mettono un freno momentaneo alla protesta interna.

Ambedue sono fautori di un neoliberismo molto spinto. La fase successiva sembra essere quella di sventar, da parte sia di Israele che degli Usa trumpiani, la bancarotta nei conti pubblici. Le guerre costano, anche se vincendole aumenta la redditività dell’investimento bellico.

Immagine realizzata con AI@Google Gemini

E ora cosa ci dobbiamo aspettare?

 Così ora è giunto il momento di mettere un ulteriore freno alle economie europee, attraverso un concertato imponente aumento delle spese pubbliche, spese necessarie per la difesa contro il nemico russo (in buoni rapporti, per il momento, con gli Usa). Oltretutto una possibilità per gli USA di liberarsi del ruolo di “poliziotti del mondo”, che ormai porta solo a svuotare le casse pubbliche e a perdere voti nell’elettorato conservatore. 

La sola costante di questi tempi è il quotidiano eccidio della popolazione palestinese a Gaza. Le voci che di tanto in tanto si alzano per condannare lo scandalo umanitario vengono ogni volta seppellite da nuovi avvenimenti “più urgenti”.

Il puzzle è particolarmente complesso, molte le variabili, molto il non detto alle opinioni pubbliche del mondo. E molte le incognite legate al carattere al limite dell’equilibrio psichico dei protagonisti. Tengo nascosta ancora qualche briciola di speranza che il destino dell’umanità non dipenda solo dalla follia di pochi. Per il momento continuerò a tenere gli occhi puntati sui fatti, e a chiedermi: e ora?


Condividi

I commenti sono chiusi.