Immagine grafica di una donna robot

Quanto inquina l’intelligenza artificiale cinese?

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Proviamo ad immaginare il mondo come un grande raccoglitore di racconti, dove di volta in volta a noi umani vengono proposti, come in una immersiva e sterminata serie tv, nuovi episodi originali. L’ipotetico regista del capitolo sull’intelligenza artificiale iniziato alla fine dello scorso mese non avrebbe potuto essere più efficace.

Con una scelta di tempi degna del miglior sceneggiatore di thriller, il 20 gennaio scorso, giorno 1 della stagione 2 dell’era di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la sua antagonista per eccellenza, la Cina, ha fatto debuttare sul palcoscenico mondiale una piccola startup , Deepseek, sconosciuta ai più, che ha presentato la sua creatura: un’intelligenza artificiale dalle prestazioni molto simili ai migliori cavalli di razza americani, sviluppato con una frazione delle risorse usate negli Stati Uniti, sia a livello economico che ambientale.

Ed oltretutto in formato open source, vale a dire mettendo a disposizione di tutti il proprio codice sorgente. Più che sufficiente per scuotere il settore tecnologico occidentale, che ha dato l’impressione di subire il colpo. Anche perché dietro a Deepseek si sono subito presentati altri attori piuttosto agguerriti, quali Qwan, l’AI del gigante Alibaba, seguita da una serie di società scarsamente conosciute nel nostro emisfero, come le “sei tigri”, Zhipu AI, MiniMax, Baichuan Intelligence, Dark Side of the Moon, Jiepai Xingchen e Lingyi Wanwu. Le prime quattro, tanto per avere una scala di riferimento, valgono ognuna 2,5 miliardi di dollari.

Immagine grafica di un cervello cibernetico

La buona novella

Ma perché questa potrebbe essere una buona notizia? A livello ambientale, i progressi tecnologici hanno un costo non indifferente. Intelligenza artificiale e criptovalute sono due strumenti che per essere creati o messi in atto necessitano enormi quantità di energia. Il mining di Bitcoin consuma circa 130-150TW all’anno, pari al consumo di un paese come l’Argentina. L’intelligenza artificiale non arriva a tanto, soprattutto perché è nella fase di addestramento che consuma di più. Ad esempio l’addestramento di un singolo grande modello linguistico può consumare centinaia di MWh. In seguito, l’utilizzo del modello richiede molta meno energia.

Dal punto di vista dei consumi, il recente boom delle AI è comunque preoccupante. Nel suo ultimo rapporto l’organizzazione no-profit Beyond Fossil Fuel ha reso pubblica una stima del fabbisogno dei data center pari a 287 Toh all’anno, più di ciò che l’intera Spagna ha consumato nel 2022.
Se l’aumento di produzione di elettricità da fonti rinnovabili potrebbe in parte mitigare l’impatto ambientale, il problema dell’uso di risorse idriche per il raffreddamento dei server sembra invece di difficile soluzione. E’ anche vero che l’intelligenza artificiale potrebbe risultare utile per cercare soluzioni adeguate, ottimizzando le prestazioni, ad esempio, la resa dei pannelli solari.

Non si sa ancora con esattezza quanto inquina l’intelligenza artificiale cinese. Ma ciò che sta dimostrando nel 2025 è che per raggiungere gli stessi risultati dei sistemi più blasonati è possibile usare meno risorse. Un risultato ottenuto anche “grazie” alle restrizioni imposte dagli Stati Uniti all’esportazione di chip avanzati, fondamentali per assicurare la potenza di calcolo. Insomma, a quanto pare si può fare più con meno.

Immagine grafica dell'AI nel mondo

Non è tutto oro ciò che luccica

Naturalmente accanto ad una aspetto positivo si celano altri aspetti che incutono timore, come ad esempio l’uso dei dati raccolti dalle AI cinesi che stanno sbarcando sui nostri mercati. Questo è però un problema comune rispetto alle tecnologie provenienti da Oltreoceano. Insomma, i consumatori dovrebbero stare attenti rispetto all’uso di questi nuovi prodotti a prescindere dal luogo di provenienza. Anche perché gli altri aspetti critici, quali i danni sociali causati dalla sostituzione di alcune tipologie di lavoratori, la violazione dei diritti di autore, o la diffusione di fake news, per fare solo alcuni esempio, restano problemi comunque aperti e da risolvere.

Approfondimenti:

  • Alessandro Aresu, Geopolitica dell’intelligenza artificiale, Feltrinelli, 2024
  • https://it.insideover.com/tecnologia/le-sei-tigri-cinesi-piu-due-dellintelligenza-artificiale.html

(aggiornato il 18.02.2025)


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