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Mafie e Groenlandia

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Chissà se la squadra di Donald J. Trump, impegnata a tenere a bada l’enorme polverone planetario scatenato dalla guerra sui dazi, abbia ancora il tempo di progettare la conquista della Groenlandia. Temo proprio di sì. Se non altro per variare i fronti di scontro, e quindi l’attenzione del mondo. Ma la corsa vede un numero nutrito di partecipanti, fra i quali anche le mafie internazionali, allettate a loro volta dalla conquista della Groenlandia.

Foto di Visit Greenland su Unsplash

Una nuova minaccia

In attesa di una nuova mossa di The Donald, che prima o poi arriverà, è utile occuparsi di un’altra minaccia per l’isola più settentrionale del nostro pianeta, la criminalità organizzata. A differenza di quella del governo americano, è una minaccia silenziosa, e proprio per questo infida e pericolosa. La presenze delle mafie è ormai organica allo sviluppo economico: dove ci sono progetti di sviluppo, investimenti e soldi che circolano, c’è criminalità organizzata. E l’interesse di Cina, Russia e Stati Uniti verso questo lembo settentrionale di terra sempre meno ghiacciata ha avuto un’accelerazione importante in questi ultimi anni. Sia dal punto di vista economico (abbondanti materie prime e pesca), che militare. E la costruzione delle infrastrutture necessarie per ulteriori tappe di sviluppo da parte dei maggiori attori coinvolti è ormai già cominciata da tempo.

Foto di Slava Auchynnikau su Unsplash

Le mafie alla conquista della Groenlandia

Secondo recenti report da parte di osservatori specializzati, fra i quali Antonio Nicaso,
esperto di ‘Ndrangheta che vive tra Canada e Stati Uniti, le mafie più interessate alla Groenlandia sono quelle già attive nelle zone polari. Fra queste i clan russi, quelli cinesi, i cartelli del narcotraffico messicani che controllano il commercio americano, e le bande di Hell’s Angels, i celebri motociclisti che il Dipartimento di giustizia USA considera oggi un’organizzazione criminale a tutti gli effetti, e che spacciano deroga nel nord del Canada e in Alaska.

Pure la ‘ndrangheta è ben impiantata in Canada, quindi è molto probabile che si stia già interessando allo sviluppo di lucrosi affari in Groenlandia. Tra i maggiori interessi delle mafie, infatti, non c’è solo lo spaccio di stupefacenti, ma anche, ad esempio, lo smaltimento di rifiuti di ogni genere. Anche se, almeno in una prima fase, la guerra dei dazi potrebbe aver riscontri negativi anche sugli affari della criminalità,
ciò non esclude che le menti che gestiscono l’ingente mercato sommerso del business criminale sapranno ben presto mettere a proprio profitto i nuovi equilibri che usciranno da questi primi scontri nella guerra commerciale globale voluta da Trump.


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