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L’impatto ambientale di una guerra

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Quanto può essere devastante l’impatto ambientale di una guerra oggi, nel 2025? Il processo che porterà alla pace fra la Russia e l’Ucraina è ancora pieno di incognite, sia rispetto alla tempistica che ai risultati finali. In gioco non vi è solo il futuro della nazione ucraina, ma l’intero assetto degli interessi russi ed americani sia in territorio europeo che in quello del Medio Oriente. Insomma, una specie di seconda Yalta, dove ridefinire le sfere di influenza delle due grandi potenze occidentali.
Difficile prevedere cosa ne resterà dell’Ucraina, ma anche dell’alleanza fra Europa e Stati Uniti (e seppur indirettamente anche quella tra Cina e Russia). Una partita a poker (metafora tanto cara a Trump) dalla quale gli equilibri mondiali ne usciranno ridefiniti, prima di aprire ufficialmente le danze sul fronte orientale, quello che vedrà fronteggiarsi Cina e USA.

Le cifre dell’impatto

Sul terreno, soprattutto in Ucraina, già oggi si possono verificare i danni enormi a livello ambientale creato da tre anni di guerra. Per averne un’idea relativamente aggiornata, qualche settimana fa l’organizzazione Ecoaction ha pubblicato uno studio sugli impatti climatici di tre anni di guerra in Ucraina.
In termini meramente numerici, dal febbraio 2022 al febbraio 2025 sono state prodotte quasi 230 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. In pratica la stessa cifra prodotta ogni anno da Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. O se vogliamo, il corrispettivo di quanto emettono 120 milioni di automobili in un anno. A queste emissioni dovute ai combattimenti, andranno poi aggiunti quelle create dalla ricostruzione di edifici e infrastrutture.

Foto di Алесь Усцінаў @Pexels

Il picco è stato raggiunto nell’ultimo anno, anche a causa dell’aumento degli incendi boschivi, innestati quasi sempre dai combattimenti. Anche perché lo scorso anno l’Ucraina è stato il Paese più colpito dalla siccità Europa. Se a questo si aggiunge il fatto che i vigili del fuoco professionisti in Ucraina sono notevolmente diminuiti (perché arruolati, e fra questi parecchi sono morti), ci si può facilmente immaginare i motivi dell’aumento delle distese boschive andate in fumo.

Non solo boschi

Due ulteriori fonti di emissioni sono da un lato gli attacchi alle infrastrutture energetiche, che nel 2024 hanno causato 21,1 milioni di tonnellate di CO2. D’altro lato la chiusura dello spazio aereo russo in area siberiana e ucraino, che ha obbligato ad una deviazione delle tratte. Aggirare le aree vietate ha generato ben 14,4 milioni di tonnellate di CO2. Risulta evidente che un simile impatto ambientale non si limita alle sole zone coinvolte negli scontri armati, ma ricade sull’intera collettività internazionale.


Foto di Alexander Zvir @Pexels

Chi deve pagare

Il documento dell’Initiative on GHG Accounting of Wars, stilato da un gruppo internazionale di esperti riconosciuti a livello mondiale, è stato approvato dal governo ucraino. Secondo gli autori, che hanno calcolato il costo sociale delle emissioni sulla base di 185 dollari a tonnellata, la somma totale ammonterebbe a 42 miliardi di dollari. E debitrice di questa cifra sarebbe la Federazione Russa, responsabile non solo di fronte all’Ucraina, ma al mondo intero.
Verrebbe da scommettere che i due attori principali che stanno discutendo la pace, Trump e Putin, non terranno minimamente in considerazione questa problematica fra i punti fondamentali da affrontare.

Approfondimenti:

Quanto hanno fatto male al clima tre anni di guerra in Ucraina


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