Ci sono delle realtà che periodicamente assaporano l’emozione di diventare breaking news. Alla fine di gennaio è stata la volta della Repubblica Democratica del Congo. Una realtà, o meglio una maledizione che purtroppo si trascina da molto tempo, e che ha ragioni ben precise: sfruttamento delle materie prime, bande armate, impatto socio-economico ed ambientale devastante, inquinamento e povertà.
La maledizione di nascere ricchi
La Repubblica Democratica del Congo è uno dei paesi più ricchi di materie prime al mondo, basti pensare alle miniere di oro, diamanti, stagno, carbone, ferro, zinco, piombo, rame, manganese. Ma ciò che dovrebbe rappresentare la sua fortuna si trasforma nella maledizione per milioni di persone. Il 47 per cento dei giacimenti di cobalto, fondamentale per la produzione di batterie, si trova lì, così come l’80 per cento di quelli di coltan, una materia prima ai più sconosciuta. Soffermiamoci un attimo su quest’ultima.
Sua maestà il coltan
Coltan è la contrazione di columbite-tantalite, due metalli estremamente importanti per la produzione di apparecchi elettronici ed aeronautici. Qualche esempio: telefoni cellulari, televisori al plasma, console per videogiochi, computer portatili, razzi spaziali, missili, armi teleguidate, e tanto altro.
La columbite è infatti ricca di niobio, un elemento chimico usato nell’industria metallurgica per aumentare la resistenza alla corrosione di alcuni tipi di acciai inossidabili, e per la preparazione di materiali superconduttori a bassa temperatura critica. La tantalite è invece ricca di tantalio, preziosa per la produzione di condensatori ad alta capacità e dimensioni ridotte, largamente usati all’interno di computer e telefoni cellulari.
Sfruttamento
Nelle miniere congolesi, concentrate nella regione orientale del Kivu, l’estrazione di coltan avviene soprattutto in superficie da parte dei cosiddetti “minatori artigiani”, avventurieri dediti alla ricerca di siti da dove poter estrarre, una volta chiesto il permesso di sfruttamento al proprietario del terreno, la preziosa materia prima. A quel punto si avvalgono della collaborazione di persone in cerca di occupazione.
I metodi di lavoro sono molto simili a quelli dei vecchi cercatori d’oro del West americano nel diciannovesimo secolo. Orari massacranti e condizioni di lavoro pericolose, spesso a contatto con il radon, una sostanza radioattiva causa di tumori al polmone. Per le estrazioni sotterranee, dove si potrebbero usare dei macchinari, vengono scavati tunnel angusti, privi di aerazione e soggetti a crolli, dove solo i bambini riescono ad infilarsi. Inutile dire che gli incidenti mortali sono all’ordine del giorno. Secondo alcune stime sono oltre 40mila i bambini e gli adolescenti occupati nelle miniere congolesi.

Povertà
Mediamente un estrattore di coltan guadagna tra 1 e 3 dollari al giorno. La manodopera è formata, oltre che dai bambini, da giovani agricoltori e allevatori che abbandonano campi e villaggi, oltre che le scuole, per concentrarsi in accampamenti insalubri dove più facilmente si diffondono le malattie. Secondo alcune stime effettuate da alcune organizzazioni, i minatori ottengono in media l’1 per cento del valore di uscita del coltan. dalle fonderie.
Oltre ai danni al sistema socio-economico della popolazione, esistono poi quelli al patrimonio naturale, dato che le miniere sorgono spesso all’interno dei parchi nazionali, come quello di Kahuzi-Biega e quello di Virunga, ambedue patrimonio dell’umanità UNESCO, dove la popolazione degli elefanti è scesa dell’80 %, quella dei gorilla del 90%.
Violenza
L’estrazione di coltan rende molto denaro, ed il suo valore si è moltiplicato in modo impressionante in seguito alla produzione di apparecchi elettronici. Nel 1998 un chilo di coltan veniva pagato 2 dollari, solo sei anni dopo, nel 2004 aveva raggiunto i 600 dollari. Oggi il prezzo oscilla tra i 100 e i 150 dollari.
Ciò spiega anche perché a controllare le zone di produzione vi siano milizie armate in perenne conflitto far loro per il controllo della produzione della materia prima, rendendo in tal modo la regione una zona di guerra. Basti pensare che proprio qui il 22 febbraio 2021 persero la vita l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacobacci in un’imboscata tesa da una delle tante bande armate operanti. Una parte importante dei ricavi provenienti dal coltan serve a finanziare l’acquisto di armi, in un circolo vizioso devastante.
Che c’entra il Ruanda?
Potrebbe a questo punto sorprendente il fatto che il maggior esportatore di coltan estratto nelle miniere congolesi è il Ruanda, che attualmente vende metà del tantalio mondiale. Nel 2023 ha esportato 2070 tonnellate di coltan, contro le 1918 della Repubblica Democratica del Congo. Il fatto è che la regione del Kivu si trova al confine con Ruanda e Uganda, ed è sfuggita da tempo dal controllo del governo centrale congolese. Il contrabbando di coltan, al di fuori di ogni controllo, è quindi all’ordine del giorno.
Controlli?
E a proposito di controlli, negli ultimi anni la comunità internazionale, conscia degli innumerevoli problemi connessi all’estrazione di coltan, ha cercato di correre ai ripari dotandosi di direttive che obbligano gli acquirenti a tracciare il percorso della materia prima. Ma un complesso sistema di intermediari, spesso coinvolti in situazioni grigie di falsificazione di documenti e di corruzione, rende la trasparenza in materia un obiettivo ancora lontano.
Quella del coltan è solo una delle realtà nelle quali sfruttamento devastante e indiscriminato del territorio, profondi squilibri socio-economici e uso della violenza portano a peggiorare anno dopo anno le condizioni di vita di milioni di persone. Nonostante le sue enormi ricchezze presenti nel suo sottosuolo, la Repubblica Democratica del Congo è uno dei paesi più poveri al mondo. Secondo la Banca Mondiale, il 64 per cento della popolazione congolese vive al di sotto della povertà assoluta, potendo disporre di meno di 2,15 dollari al giorno.
Ciò che possiamo fare
Da parte nostra di comuni cittadini abbiamo solo un’arma a disposizione: l’uso consapevole dei prodotti creati con le materie prime costate un prezzo umano e ambientale decisamente troppo alto. Il che si traduce in un uso più duraturo degli apparecchi elettronici, in un loro riciclo, laddove possibile, ed in una maggiore attenzione verso le realtà economiche e commerciali che offrono soluzioni intelligenti a questo tipo di problematica.

Approfondimenti:
https://www.peacelink.it/conflitti/a/43455.html
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/la-ricchezza-mineraria-del-congo-diventata-la-sua-maledizione
https://www.nigrizia.it/notizia/rwanda-rd-congo-coltan-2023-esportatore-mondiale-onu-enact
https://www.lifegate.it/coltan


