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Sulla rotta del carciofo

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Ogni tanto il Veliero ha avuto fortuna. Ad esempio quella volta che, mentre era a caccia di AI, scoprì la rotta del carciofo. Mi spiego. Quando navigava ancora in acque istituzionali, diciamo un paio di anni fa, si era imbattuto in un istituto pionieristico pressoché sconosciuto ai più, l’IDSIA (acronimo che sta per Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale), che ha sede a Lugano, la cui storia merita di essere brevemente raccontata. Oggi l’Istituto è pienamente integrato all’Università della Svizzera Italiana e alla Scuola Universitaria Professionale. Ma la sua creazione la deve alla lungimiranza di un geniale imprenditore, Angelo Dalle Molle (1908-2001), l’inventore del Cynar – il liquore a base di carciofo “contro il logorio della vita moderna”. Un prodotto che ha fatto epoca anche grazie al leggendario carosello di Ernesto Calindri.

Nascita di un istituto pionieristico

L’IDSIA è nato nel 1988. Era l’epoca del cosiddetto “inverno dell’intelligenza artificiale”, un periodo nel quale quasi nessuno prendeva in considerazione la possibilità di investire denaro in un settore poco attrattivo. Ma Angelo Dalle Molle apparteneva ad una razza del tutto speciale di imprenditori, quella razza capace di vedere oltre al proprio tempo, spinta dal desiderio di aprire nuove vie alla conoscenza, senza avere come scopo il guadagno facile ed immediato.

E che questa iniziativa fosse indovinata lo dimostrò l’interesse di alcuni luminari del settore, come l’informatico e filosofo tedesco Jürgen Schmidhuber, che nel 1995 ne assume la direzione. Schmidhuber è uno scienziato che ama le sfide, e che sa spingersi lungo vie poco battute, ma ricche di fascino ed opportunità cognitive. Il suo scopo principale è di approfondire l’apprendimento automatico delle macchine, ma si occupa anche di teoria della bellezza e di creatività artificiale. La sua ricerca lo spinge a riscrivere la storia dell’intelligenza artificiale, scontrandosi con la cosiddetta trinità del premio Turing (Bengio, LeCun e Hinton). Controversie tra specialisti che se non altro fanno conoscere l’IDSIA fra gli addetti ai lavori, attirando studenti da tutto il mondo, anche dalla Nuova Zelanda.

Intelligenza artificiale generale

Shane Legg nasce nel paese dei kiwi nel 1973. Nelle scuole primarie incontra parecchi problemi di apprendimento, tanto da spingere gli insegnanti a sottoporlo ad un test cognitivo. Il risultato sorprende tutti: Shane ha un QI superiore alla media, e soprattutto molto maggiore rispetto alle aspettative dei suoi docenti. Il suo problema in realtà era la dislessia. Ma non tutto vien per nuocere. Queste problematiche hanno il merito di accendere nel bambino la curiosità verso ciò che si intende comunemente per intelligenza.
L’attrazione che prova verso l’informatica e i linguaggi di programmazione lo portano a intraprendere studi in matematica sia nel suo paese che in Australia, alla costante ricerca della natura dell’intelligenza. Entra così in contatto con realtà stimolanti sia a livello di studi accademici, che di esperienze imprenditoriali del settore.

Quando raggiunge Lugano, nel 2006, Shane Legg è un giovane laureato che ha un obbiettivo preciso in testa: realizzare l’intelligenza artificiale generale, un’AI in grado di eguagliare e superare le capacità cognitive umane in tutti i campi.
A Lugano lavora con Schmidhuber ed un altro informatico tedesco, Marcus Hutter. Nel 2008 ottiene il dottorato grazie ad una tesi imperniata sulla ricerca del significato generale di intelligenza. Ma non si ferma qua. Sempre in Svizzera prosegue la sua formazione lavorando come ricercatore nel settore finanziario, cercando di applicare le sue teorie al comportamento degli investitori. In seguito si trasfgerisce a Londra per approfondire il settore legato alle neuroscienze, cofondando nel 2010 la start up DeepMind Technologies, un laboratorio di ricerca sull’IA di primo piano, focalizzato sull’apprendimento e sulle reti neurali. E che fosse un progetto interessante lo dimostra, nel 2014, la sua acquisizione da parte di Google per poco più di 500 milioni di dollari.

Spunti e appunti

Perché raccontare questa storia? Mentre il Veliero seguiva interessato il direttore dell’IDSIA Andrea Emilio Rizzoli alla scoperta dei laboratori dell’istituto, fra ricercatori e dottorandi provenienti da tutto il mondo, impegnati su svariati campi, dall’ottimizzazione energetica, alle scienze della salute o alla robotica, appariva sempre più evidente che all’Europa, dal punto di vista della ricerca, non manca proprio nulla. E questo anche grazie ad imprenditori come Angelo Dalle Molle, che ha avuto il coraggio di credere in ciò cui altri non credevano, avendo la capacità di creare un team di scienziati geniali e audaci, che hanno saputo e tuttora sanno avventurarsi lungo le strade del futuro.


In questi ultimi anni la sfida per la leadership rispetto all’intelligenza artificiale sembra limitata a due soli concorrenti, USA e Cina. E probabilmente è vero, soprattutto se si considera la capacità degli investimenti necessari allo sviluppo dell’AI. Da un lato miliardari visionari con cospicui mezzi a disposizione, come abbiamo visto in un altro contributo,. D’altro lato la presenza di uno Stato che pianifica e investe in maniera molto mirata. Ma l’Europa, secondi alcuni, può ancora dire la sua.

A patto però che sappia elaborare modelli realmente alternativi di sviluppo dei prodotti legati all’AI, sia a livello finanziario, che etico ed ambientale. E soprattutto che non si limiti a regolamentare l’innovazione.


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